Come gestire le imprese della ristorazione, del food & wine, dell’ospitalità in un’epoca di incertezze.

Sostiene Mark Schaefer, uno dei più grandi esperti al mondo di marketing, che solo le imprese dall’approccio umanistico vincono.

L’idea di Schaefer, nel suo libro “Marketing Rebellion”, è di parecchi mesi fa.

Oggi più che mai possiamo considerarla attuale, alla luce dell’emergenza Coronavirus.

Da parte sua, Seth Godin, nel suo ultimo libro “Questo è il marketing”, porta l’esempio di un venditore di successo. 

Quel venditore, fa notare Godin, pensa prima alla relazione con le persone che sono potenziali clienti. Solo molto dopo si concentra sulla vendita.

Perché, fa notare quest’altro grande guru del marketing, le “vendite facili” non sono la migliore delle soluzioni.

Possiamo aggiungere che le vendite facili sono come i torrenti in piena.

Una settimana dopo puoi trovare i letti di quei torrenti rinsecchiti e annichiliti dall’arsura. Dov’è mai finita la tanta inutile acqua scorsa prima?


Turismo e ristorazione: il ruolo della relazione

Sentiamo spesso dire e spesso leggiamo del “turismo esperienziale”.

Le persone, si è scritto negli ultimi anni, fanno turismo e vanno in un certo luogo per conoscere; ma anche per vivere un’esperienza di vita.

Più quell’esperienza è unica, esclusiva, profonda e particolare, più i turisti saranno soddisfatti.

E saranno ansiosi di far conoscere la propria esperienza attraverso gli strumenti più comodi: i social media (Instagram, Facebook, Pinterest e via dicendo).

L’esperienza turistica nasce dal contatto con i luoghi, con i manufatti, con i prodotti (vino, cibo), con la cultura e con le persone.

I sommelier amano ricordarci che il “vino spiegato” viene degustato con maggiore consapevolezza e miglior piacere.

I giovani turisti – Millennials in testa – amano il rapporto con le persone. Tanto che una fetta interessante di visitatori cerca borghi, contrade, quartieri, persino periferie dove relazionarsi con la gente del posto.

Anche per questo, un turismo sostenibile e consapevole tiene conto delle persone che abitano i luoghi visitati dai turisti.

Nel paese di campagna dove vivo – Mezzane di Sotto (Verona) – nella Valpolicella Doc orientale, con il sindaco, Giovanni Carrarini, in campagna elettorale per le amministrative, nel 2019, abbiamo parlato di enoturismo.

In quell’occasione ho tenuto a sottolineare alcuni punti fermi.

Il turismo enogastronomico, anche in uno splendido paese di campagna fra vigneti che danno vini Valpolicella e vini Soave, non può che poggiare su alcuni punti fermi:

  • rispetto dell’ambiente;
  • rispetto delle persone;
  • rispetto delle risorse naturali

Cittadini accoglienti rendono speciale un certo luogo già bello di suo. 

E i cittadini possono essere accoglienti se il movimento turistico è sostenibile; e apporta ricchezza umana, economica e di relazioni sociali proficue.

Senza relazioni, il turismo è solo predatorio, commerciale e fermo alla superficie.

Sulla relazione si fonda anche la ristorazione, che promuove la carta dei vini locali e di qualità.

Senza rapporto, senza scambi sociali, senza comunicazione, senza relazioni e senza fiducia la ristorazione viene svuotata nella sua essenza.

La relazione porta con sé una serie di azioni e di valori:

  • l’Altro mi interessa e l’ho a cuore nella sua umanità;
  • l’Ascolto autentico come pratica di vita e di lavoro;
  • i servizi studiati partendo dalle esigenze di chi li fruisce;
  • il destinatario al centro della comunicazione;
  • la comunicazione come pratica strategica
  • un giornalismo fondato su verità e rispetto della diversità

Come ricorda Seth Godin, quando un essere umano porta avanti uno sforzo emotivo per assumersi la responsabilità – “Ecco, ho realizzato questo” – allora la porta si apre all’interazione e alla crescita.

 

Umano, tanto umano: l’approccio vincente dell’impresa

Vi sono alcuni dati certi, frutto di questo treno virale che ci ha investito – il Covid-19 – e che ha lasciato tracce su tutti noi:

  • il turismo di massa è finito;
  • la ristorazione “mordi e fuggi” è finita;
  • al bar ci si va con precauzione

Proprio queste tre tracce ci portano ad affermare che:

  • c’è tanto bisogno di turismo;
  • la ristorazione è un gioiello prezioso del nostro vivere;
  • il bar accogliente è un bel posto nel mondo

Ripartiamo da un turismo di qualità, attento alle esigenze delle persone.

Ricominciamo da turisti e visitatori che hanno voglia di esperienza. Che hanno voglia di incontri, di sicurezza, di libertà e di rinascita.

E non può esservi rinascita (e Rinascimento) senza attenzione all’umano. Senza Umanesimo.

La ristorazione può tornare a far parte della nostra vita. Ci vuole qualche piccolo sacrificio.

Ci possiamo adattare a nuove vestizioni dei camerieri (come guanti e mascherine) e a precauzioni dei clienti.

Ma possiamo guadagnarne in igiene, salubrità e qualità dello stare al ristorante.

Nel bar possiamo restare a un metro di distanza. E indossare la mascherina quando non beviamo qualcosa. 

Trasformiamo questi che, all’apparenza sono limiti, in un maggiore impegno nell’ascolto di chi abbiamo accanto.

Alla fretta del caffè veloce, possiamo scegliere la lentezza del caffè con brioche da consumare con una persona cara. Stando anche in silenzio. Raccontandoci con l’anima i nostri racconti interiori.

Il segreto della Comunicazione Strategica sta nel trovare opportunità là dove molti vedono limiti.

Il segreto del Brand Journalism sta nel ricercare strade inesplorate e verità celate, là dove a molti pare che non vi sia più nulla da fare.

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Maurizio Corte

email: cortemedia(at)virgilio.it
siti web: Brand Journalist (professional blog) – Agenzia Corte&Media
(photo: thanks to Johnny Cohen, Unsplash)

La canzone che ti consiglio, da abbinare a questo articolo, è “Rimmel”, di Francesco De Gregori (1975)