Cinque segreti per fare marketing territoriale di successo nell’era del Covid-19.

C’è un dato di fatto che ci tocca prendere in considerazione, quando vogliamo fare comunicazione del territorio.

Quel dato di fatto si chiama “incertezza”. Un sentimento che si coniuga e accompagna con la paura e con l’insicurezza.

Solo se abbiamo presente l’elemento “umano” – con i suoi sentimenti e il suo agire – possiamo fare marketing del territorio.

Altrimenti il “destination marketing”, come lo chiamano certuni, resta solo una tecnica che non porta a nulla.

Turismo: la persona umana al centro del marketing territoriale

Il turista non è un cliente. Il turista non è un utente. Il turista non è un numero.

E non è neppure un computer o un tablet o uno smartphone.

Il turista è una persona. E’ un essere umano. E come tale va capito, va trattato e va avviata l’attività di comunicazione.

Come ci insegna Seth Godin nel suo libro Questo è il marketing – dagli evidenti richiami al marxiano Antonio Gramsci – “non puoi essere visto finché non impari a vedere”.

Gli echi gramsciani di Seth Godin li troviamo quando afferma che “il marketing crea cultura. Status, appartenenza e persone come noi. Soprattutto, il marketing è cambiamento. Cambiate la concezione culturale e cambierete il vostro mondo”.

Il primo segreto per fare marketing del territorio in modo vincente è ascoltare il turista, il visitatore che può essere interessato alla nostra terra, alla nostra comunità, alla nostra destinazione turistica.

Già l’espressione “destinazione turistica” fa venire i brividi. Appartiene a quella tecnicalità – come l’uso strumentale dei mezzi di comunicazione – che non porta a nulla.

Il turista, il visitatore – noi quando siamo turisti, quando siamo visitatori – non cerca una generica “destinazione”. Non è interessato a un generico marketing del territorio.

Il visitatore è interessato a un’esperienza umana. A contatti con persone, luoghi, sensibilità, emozioni.

Nell’era del Coronavirus il visitatore è interessato ancor più a precise emozioni.

Qui abbiamo il secondo segreto per un marketing territoriale di successo, dopo quello di trattare il turista come “persona umana”.

Il secondo segreto è quello del far sentire bene il visitatore. O comunque la persona interessata a venirci a trovare; o che sta cercando un luogo dove andare in viaggio e in vacanza.

Far sentire bene vuol dire mettere a proprio agio una persona.

Vuol dire mostrare premura e attenzione per quanto gli sta a cuore. Vuol dire dare importanza e tenere in considerazione ciò che sente e ciò che prova.

Qui il passaggio inevitabile è quello dell’ascolto. Senza ascolto non vi è comunicazione.

Senza ascolto non vi è raccolta dei dati, informazione su ciò che prova e sente il nostro interlocutore.

Il terzo segreto – per un marketing territoriale di successo – è quello di avere a cuore il benessere e la sicurezza del nostro visitatore.

Benessere e sicurezza. Mai come oggi benessere e sicurezza sono importanti, con il Coronavirus ancora in giro.

Turismo e territorio: il prezzo non è tutto

Ricevo, come tanti di noi, le newsletter degli hotel dove sono stato: da Riccione al Friuli, dall’Abruzzo alla Liguria.

Cane che si siano fatti sentire durante il lockdown.

Bastava una banalissima email: “Caro Maurizio, speriamo che tu e la tua famiglia stiate bene. Noi siamo qui, a pensarti, a combattere con te e a sperare tanto di vederti un giorno”.

Nessuno si è degnato di scrivere tanto.

Dov’erano i fighetti della comunicazione digitale? Dov’erano le consulenti del marketing turistico?

Dov’erano gli esperti di Seo, social media management e di tutte le cazzate tecniche che la comunicazione digitale ci ha messo in mano?

A cosa serve un’automobile – la più bella e potente – se non dai un passaggio a qualche povero cristo che si è perso nella notte?

La comunicazione è come l’automobile. La puoi usare come mezzo tecnico. Oppure puoi comprenderne le valenze umane, solidali, di splendido strumento di comunicazione.

A cosa serve proporre sconti colossali? Oppure un 3×2? O la stanza da hotel quattro stelle al prezzo di due?

La scontistica serve a poco o nulla. Sempre Seth ci ricorda che “il prezzo basso è l’ultimo rifugio di un marketer che ha esaurito le idee generose”.

Ecco il quarto segreto del marketing territoriale: la generosità. Se non siamo generosi, evitiamo di fare comunicazione. E di dedicarci al marketing digitale. Facciamo altro, che è meglio.

La generosità parte dalla “passione per l’umano, molto umano”. 

La generosità prosegue con la “passione per l’Altro”. Anche quando delude, anche quando è al di sotto delle nostre aspettative.

La generosità usa la tecnica. Non mette la tecnica prima.

Perché la tecnica è solo un mezzo per arrivare a un fine: alla base vi è quel “marketing dal volto umano”, lo Human Centered Marketing di cui parla spesso il mio maestro, Mark Schaeder.

Certo, la generosità e la passione per l’umano se uno non ce l’ha non se le può dare in modo tanto facile.

Ma se si ha voglia di imparare, l’approccio umanistico diventa alla portata.

Incertezza e cambiamento: il nuovo turismo

Il turismo di massa è finito. La comunicazione meramente tecnica, senza umanità, non ha efficacia alcuna.

Il Coronavirus ha messo alle corde alcune fra le caratteristiche peggiori dell’umanità contemporanea:

  • il turismo di massa e delle folle inutili,
  • l’usare l’Altro come mezzo per i propri fini,
  • il fare soldi a palate senza badare alla qualità,
  • l’uso del tornaconto al posto del sentimento umano

Mi ha detto un esperto di ristorazione che a settembre il 30% di trattorie, bar e ristoranti chiuderanno.

Mi spiace da morire per i dipendenti, spesso usati e sfruttati. Quanto a certi imprenditori, prima se ne vanno e meglio è. Anche per il marketing del territorio.

Abbiamo bisogno di professionisti con il cuore. Non di avventurieri.

Ci dice ancora Seth Godin:  “Questo è il cuore del moderno business plan. L’unico motivo per lanciare un progetto è di realizzare un cambiamento, di migliorare le cose”.

Ecco il quinto segreto del marketing del territorio: l’impegno a cambiare, a migliorare le cose.

Sono, quindi, cinque i segreti per fare marketing del territorio. E il prezzo basso non è fra questi.

Li ricapitolo qui:

  • ascoltare il visitatore e il turista;
  • far sentire bene il visitatore;
  • avere a cuore il benessere e la sicurezza del nostro visitatore;
  • essere generosi sul piano umano;
  • impegno a cambiare, a migliorare le cose

Nel blog sul Brand Journalism e la Comunicazione Strategica – assieme a Sonia Gastaldi e al gruppo di Plaza Media Company – cerchiamo di coniugare approccio umanistico, visione internazionale e competenza tecnica.

Con un’idea di fondo: la passione per l’umano, unico orizzonte che si consente di vincere la sfida della crisi economica. E di imparare dal Covid-19 e dal suo seguito di problemi.

Il turismo, il marketing del territorio, la cura del visitatore saranno sempre vivi fino a quando avremo quella Human Centered Communication che distingue noi umani dagli esseri inanimati.

email: cortemedia(at)virgilio.it
siti web: Brand Journalist (professional blog) – Agenzia Corte&Media
start-up: Plaza Media Company
(photo: thanks to Ian Schneider, Unsplash)

La canzone che ti consiglio, da abbinare a questo articolo, è “Esseri umani”, di Marco Mengoni