Ristoranti, bar. trattorie, hotel e mondo del turismo: la crisi da Coronavirus può essere vinta. Con coraggio.

Uno dei più grandi esperti di marketing a livello internazionale, Mark Schaefer, ha spiegato giorni fa come mai non è “sgomentato” dalle proiezioni economiche dopo la crisi da Coronavirus.

E noi? Possiamo essere “non sconcertati” come lui? Abbiamo motivi per essere ottimisti, nonostante il previsto calo del reddito nazionale e dei fatturati?

Vediamo cosa dice Mark Schaefer.


La crisi da Covid-19 spinge al rinnovamento

Osserva Schaefer che gli americani sono un popolo di imprenditori. E che l’American Dream è sostanziato di idee e di realizzazioni di quelle idee.

Citando un imprenditore multimiliardario, il grande esperto di marketing Mark Schaefer ci dice che vi sono due grandi forze: il libero mercato e gli americani.

Lo spirito imprenditoriale alimenterà, così, un rimbalzo economico che farà nascere diverse “aziende che cambiano il mondo”.

Possiamo essere da meno noi italiani, con la capacità di creare, innovare e fare impresa con gusto e genialità?

La condizione umana è fatta di speranza e di ottimismo. Sono queste le due grandi forze per andare avanti.

Da quella speranza e da quell’ottimismo nascono le invenzioni, le scoperte e le nuove tecnologie che spingono all’estremo la capacità umana di superare gli ostacoli.

Mark Schaefer enumera poi una serie di piccole storie imprenditoriali di successo – messe in campo durante la crisi del Coronavirus, con il lockdown – che dimostrano lo spirito d’intrapresa.

Ecco, su questo possiamo di certo convenire: questo è il tempo dell’impresa.

Il tempo del Covid-19 è il tempo della creazione. E’ il tempo della lotta per cambiare, per rinascere.

Vi sono condizioni che non si possono cambiare, almeno all’apparenza: ad esempio, l’avere un ristorante con 40 posti a tavola, che diventano 12.

Un imprenditore cosa fa? Può decidere di traslocare in un’altra zona, aprendo un locale ampio in un posto dove i clienti affezionati vengono a mangiare in sicurezza.

Può decidere di attivare un servizio di food delivery (consegna del cibo a domicilio) che compensi la perdita di fatturato.

Non è facile, cambiare. Non è facile, superare gli ostacoli.

“E’ un’operazione difficile. Ma non è impossibile”, mi diede nel 2003 una grande lezione Dialma Moratelli, veronese emigrato negli anni cinquanta in Cile, mentre a casa sua sorseggiavamo Merlot cileno eccellente.

Gli esponevo le difficoltà di una certa situazione.

Guardandomi dritto negli occhi, con quelle folte sopracciglie e il sorriso di chi ha visto notti di lavoro, Dialma mi ha convinto che non esistono missioni impossibili.

Moratelli era partito da zero. Lavorando senza sosta. Classe 1928, è riuscito ad arrivare ad essere un grande imprenditore agricolo.

Come? Senza mai arretrare davanti agli ostacoli. Ma studiando il modo per superarli.


Nuove idee in campo su spazi, arredi e servizi al cliente

Per il mondo della ristorazione, del turismo, dei pubblici esercizi – e dei negozi – è il tempo delle idee.

Non è possibile moltiplicare i metri quadrati dei locali.

Non è il caso di voler rischiare un ritorno del contagio. Non è il momento di osare, né oggi né in futuro, sulla salute.

E’ il momento di osare nelle idee:

  • ricerca di nuovi spazi e di nuovi ambienti
  • diversa distribuzione dei locali,
  • modifica degli arredi,
  • servizi innovativi ai clienti

Sull’organizzazione degli spazi e degli arredi, abbiamo eccellenti architetti e progettisti.

Raccogliere le sfide che l’ambiente lancia è il mestiere di architetti e arredatori.

E’ importante ascoltarli, farsi consigliare, chiedere loro un surplus di inventiva.

Quanto ai servizi al cliente, gli adempimenti amministrativi possono diventare un’occasione per meglio comprendere ciò di cui la clientela ha bisogno.

Le prenotazioni, l’allungamento degli orari, la raccolta dei dati personali per tracciare eventuali contagi: sono atti che richiedono tempo e lavoro.

Sono, però, anche occasione per conoscere meglio il cliente. Per profilarne in modo più puntuale gusti, abitudini, interessi.

Quello che un tempo era solo un volto, un nome e una stretta di mano dopo il conto, può diventare una persona conosciuta. E affezionata.

L’ascolto, l’attenzione, l’assumere il punto di vista dell’Altro sono merce rara. E sono moneta preziosa per acquisire una clientela di qualità.


La “persona” al centro: torniamo a “essere umani”

Ci siamo sempre lamentati, quando ci hanno trattato da numeri. O, peggio, da oggetti.

Oggi la “persona” torna al centro della scena economica.

La ristorazione, l’esercizio del bar, il turismo sono sempre stati caratterizzati dalla cura della persona.

Ricordo la cura che mia madre Maria – cresciuta nella trattoria di famiglia, gestita da mia nonna Elda in riva all’Adige, a Verona – aveva per i clienti dell’autofficina di papà.

Mio padre Walter aveva l’autofficina vicino all’ospedale di Borgo Trento, da dove primari, medici, infermieri, portantini e impiegati venivano per farsi aggiustare l’auto.

Mia madre sapeva che d’inverno, a causa del freddo e dell’umidità padana, qualche cliente sarebbe rimasto a piedi con la batteria dell’auto.

Si organizzava, allora, con l’apprendista di mio padre Walter, in modo da essere a disposizione già dalle 8 del mattino di chi aveva la macchina in panne.

Conoscendo mia madre, sapevo che il 50% di quel servizio era per guadagnare e il 50% per la soddisfazione di offrire un servizio a clienti affezionati. O che lo sarebbero diventati.

L’offrire servizi con il cliente – come persona umana – al centro vuol dire creare nuove relazioni. O impostare su basi nuove le relazioni che già si intrattengono.

Come sottolineava Dale Carnegie, “nostri rapporti interpersonali non dobbiamo mai dimenticare che i nostri compagni di vita o di lavoro sono esseri umani e in quanto tali avidi di gratificazione. È questo il segreto”.

“Cercate di manifestare un po’ di gratitudine, sprizzate qualche scintilla di
simpatia nella vostra vita quotidiana”, aggiungeva Carnegie. “Vi sbalordirà constatare quante fiammelle di amicizia si accenderanno intorno a voi.

Le relazioni umane sono quindi strategiche.

Le relazioni umane sono fondamentali, in un tempo di crisi e di lotta per ripartire e recuperare redditività.

L’importante è innovare anche nella visione del mondo. Non solo nella tecnologia e nei comportamenti.

Se la crisi del Coronavirus non ci avrà insegnato un nuovo modello mentale, una diversa concezione della società e dell’economia, allora vuol dire che il sacrificio di molti non è servito a nulla.

Ma, soprattutto, vuol dire che qualcuno – avendo capito la lezione e cambiando passo – saprà fare molto meglio di noi nel gestire la crisi.


Il ruolo della Comunicazione Strategica e del Giornalismo

L’elemento umanistico è dirimente anche nella Comunicazione Strategica e nel Giornalismo.

Ho imparato dalla Ronda della Carità di Verona, negli anni novanta, cosa vuol dire fare Giornalismo con attenzione alla persona.

Per il giornale L’Arena, mi occupavo dei senza fissa dimora, per raccontarne – con rispetto e verità – la vita sulla strada.

Cosa c’è di peggio dell’aver perso lavoro, famiglia, casa? E dell’avere la notte, una bottiglia di vino mediocre e la solitudine come compagni?

Ho incontrato uomini e donne di grande dignità. La mia noia, per dirla con Francesco Guccini, al confronto con loro era solo un rutto.

I volontari della Ronda della Carità, a cominciare dalla fondatrice Tiziana Recchia, mi hanno insegnato il rispetto, la relazione, l’uso delle parole adatte quando scrjvevo di senza fissa dimora.

Ogni volta che con il fotografo del mio giornale, Tiziano Malagutti, salivamo in auto dopo il servizio, si stava in silenzio. Un groppo in gola ci prendeva tutti e due.

Con gli occhi lucidi tornavamo alle nostre comode case, certi di una cosa: che una lezione di vita ci era stata impartita dagli ultimi della città. Dagli invisibili.

Il Giornalismo è racconto di persone. E’ rispetto. E’ ascolto e attenzione. E’ ricerca.

Il  giornalismo è cura maniacale del dettaglio, perché sbagliare un nome o un dato può voler dire danneggiare qualcuno.

Il Brand Journalism racconta, allora, un’impresa e i suoi clienti con le persone che vi sono dentro.

Il Brand Journalism non è propaganda. O caccia a chi spara le balle più grosse.

E’ indagine, conoscenza, verità e racconto. Un racconto che mira a migliorare questo nostro mondo.

La Comunicazione Strategica è il tener conto del contesto, delle persone in campo, delle relazioni.

La Comunicazione Strategica è l’avere una visione d’insieme. Il conoscere mezzi e strumenti per comunicare. L’interrogarsi sugli effetti di quella comunicazione-

Il tutto avendo la passione per l’umano, anche quando l’umano delude.

Perché l’unica alternativa all’attenzione per la persona è il fallimento della comunicazione.

E quando la comunicazione fallisce, possiamo anche essere diventati ricchi, belli, potenti e tronfi delle nostre vittorie. Ma restiamo dei falliti della comunicazione.

E se la comunicazione è ciò che ci distingue come esseri umani, fallire nel comunicare vuol dire fallire come persone

Per questo la rinascita, il rilancio, la ripartenza dopo l’emergenza Covid-19 passa da una comunicazione di qualità. Da un giornalismo con la persona al centro.

Scopri la Comunicazione Strategica e la qualità del Brand Journalism con il blog “Brand Journalist” e i suoi servizi e consulenti


Maurizio Corte

email: cortemedia(at)virgilio.it
siti web: Brand Journalist (professional blog) – Agenzia Corte&Media
(photo: thanks to Shawn Ang Unsplash)


La canzone che ti consiglio, da abbinare a questo articolo, è “Essere umani”, di Marco Mengoni