Come ristoranti, hotel e pubblici esercizi possono vincere la sfida dopo il Coronavirus.

Su un punto tutti gli esperti, delle diverse discipline, concordano. Siano essi medici, psicologi, sociologi o economisti: il Coronavirus cambia la storia del nostro tempo.

Cambia la storia, cambia la cultura, cambiano le abitudini. Si stravolgono le relazioni.

E’ costretto a cambiare anche il mondo del turismo, del turismo del vino, della gastronomia.

Cambia il contesto. Si modificano le abitudini. Vi sono nuovi schemi mentali con cui possiamo (e spesso dobbiamo) cambiare la nostra visione del mondo.

Si modifica la vita privata. Si modificano le relazioni sociali. Arriviamo al punto di fare del “distanziamento sociale” una virtù.

Coronavirus: cosa fare per il turismo enogastronomico?

Roberta Garibaldi, studiosa e massima esperta in Italia di turismo enogastronomico, ha avviato una serie di “dialoghi” – conferenze in streaming – con esperti del settore.

Vediamo, allora, di fare una riflessione sul mondo del turismo.

Solo in Veneto, la mia regione, il turismo fattura 18 miliardi di euro su un Pil regionale di 150 miliardi, come ha ricordato giorni fa il governatore, Luca Zaia.

 

Le nuove regole del turismo dopo il Coronavirus

Il distanziamento sociale, l’isolamento, l’evitare incontri e assembramenti sono le caratteristiche il contagio da Coronavirus ha introdotto nel nostro vivere sociale.

Possiamo dire che il virus Covid-19 è l’esatto contrario di tutto ciò che è turismo, enogastronomia, turismo del vino.

Là dove il vino è convivialità; là dove il turismo è spostamento, incontro e socialità; là dove l’enoturismo è scoperta e mescolanza con l’Altro… là il virus ci attende implacabile per farci stare molto male.

Possiamo già da ora prevedere alcune nuove regole di comportamento, una serie di cambiamenti economici e sociali, l’urgenza di una modifica radicale del mondo in cui viviamo.

Quali sono le regole, i cambiamenti e le modifiche con cui fare i conti? Ne elenco qui alcuni:

  • il turismo di massa è finito;
  • il distanziamento sociale obbliga a rivedere spazi, ritrovi, riti e incontri;
  • l’industria turistica è costretta a riprogettarsi;
  • l’online assume un ruolo fondamentale;
  • la comunicazione (digitale e non) diventa strategica;
  • nuove forme di aggregazione si rendono necessarie;
  • nuove relazioni sociali si impongono;
  • i diritti civili, quelli sindacali e i valori delle relazioni umane divengono ineludibili;
  • la nuova situazione è un problema ma è anche un’opportunità;
  • molte imprese chiuderanno, molte apriranno, tutte saranno costrette a cambiare in meglio;
  • la qualità del turismo e dell’enogastronomia diventa l’arma vincente;
  • la sostenibilità ambientale e sociale si impongono come condizioni irrinunciabili;
  • i comportamenti virtuosi sul piano umano e sociale saranno la discriminante fra imprese di successo e imprese fallimentari

Dopo lo “Human Centered Marketing” teorizzato da Mark Schaefer, dopo lo “Human Centered Journalism” che teorizziamo Sonia Gastaldi e io con il blog sul Brand Journalism è giunto il tempo dello “Human Centered Tourism” all’interno di un’economia dal volto umano.

La declinazione di queste regole sul piano tecnico e pratico spetta agli esperti e agli studiosi.

Gli interventi per un turismo che conviva con il virus

La task force messa in piedi dal governo nazionale, e i consulenti di regioni ed enti locali, sono le figure adatte ed esperte per dire cosa possono fare ristoranti, hotel, pubblici esercizi e tutta la filiera del turismo.

Ho visto il video di un ristoratore italiano in Cina che spiega quali misure ha dovuto prendere:

  • sanificazione dei locali;
  • distanziamento fra i tavoli del ristorante;
  • posizionamento in linea (anziché di fronte) dei commensali;
  • rilevazione della temperatura corporea (non oltre 37,2 gradi);
  • registro degli ingressi dei clienti e loro controllo;
  • riduzione della capienza dei locali;
  • obbligo di pulizia delle mani e dell’uso dei gel igienizzanti

Questo per dare un’idea di cosa serva: pulizie particolari, spazi ampi per i tavoli, personale addetto alle procedure di sicurezza dei clienti e dei lavoratori e via discorrendo.

 

Serve un salto di qualità del turismo e dell’enogastronomia

Vi saranno costi per tutti. Ma vi sarà anche la necessità di puntare sulla qualità del turismo e della ristorazione.

Non sono mai stato per il “darwinismo sociale”. E neppure per quello economico.

E’ logico tuttavia dedurre da questo quadro che le imprese turistiche ed enogastronomiche resisteranno in piedi solo se sapranno cambiare.

Il cambiamento – del turismo, dell’enogastronomia, delle relazioni con il cliente – è un passaggio obbligatorio.

Il rispetto della sicurezza dei clienti, assieme a quella dei lavoratori del comparto enogastronomico e del turismo, è ciò che dividerà chi resta aperto da chi chiude.

La modifica dell’ambiente in cui vivere gli eventi, le vacanze, l’ospitalità sarà un passo indispensabile per chi vorrà rimanere sul mercato.

Vi saranno alcuni servizi da chiudere.

Talune abitudini andranno sospese, limitate o addirittura cancellate per un lungo periodo.

Altri servizi – sull’esempio delle consegne a domicilio e dell’e-delivering – si presteranno per essere attivati.

Torneremo al ruolo sociale prezioso dei “garzoni di bottega” (e di ristorante).

Ci vorrà un salto di qualità in meglio del “take away”.

Insomma, vi è una prateria per chi ha idee: pratiche, innovative, digitali e da vita reale.

Per tutti questi cambiamenti – o ritorni al passato – servirà una comunicazione di qualità. Che metta fine al dilettantismo e al “fai-da-te”.

 

Comunicazione Strategica e Brand Journalism: due strumenti formidabili

Il Coronavirus costringe gli imprenditori del turismo e dell’enogastronomia a una prova del fuoco da far tremare i polsi.

Ma è anche l’occasione per un salto di qualità del turismo italiano e dell’enogastronomia.

Ai grandi numeri si sostituiranno numeri più ridotti. Per questo occorre puntare sulla qualità dell’offerta nel turismo del vino e della gastronomia.

Sarà indispensabile una Comunicazione Strategica, sia a livello digitale che nelle relazioni offline.

La competenza nella comunicazione sarà, a questo proposito, un’altra discriminante.

Non è più pensabile che siti web e social network siano lasciati all’hobbista di turno o alla stagista inconsapevole.

Vi saranno giorni bui per chi – per ragioni ambientali o per motivi imprenditoriali personali – non saprà cambiare. O non potrà farlo.

Vi sarà però anche l’occasione, come avvenuto in altre svolte della Storia italiana del Novecento, per un salto di qualità.

Il salto di qualità, l’innovazione è il gradiente che qualifica e fa apprezzare il Made in Italy nel mondo.

Come comunicatori, come giornalisti d’impresa, come esperti dei media siamo pronti alla sfida. 

In questa rivoluzione sociale, economica e di costume abbiamo per fortuna il sostegno di scienze – dalla Sociologia della Comunicazione all’analisi dei Media – che ci consentono di sostenere gli imprenditori.

E di farlo in un passaggio dei tempi dove tutti siamo chiamati a dare il meglio di noi stessi.

Con il Brand Journalism, poi, possiamo aiutare l’impresa a ricercare la migliore delle soluzioni per dialogare con il cliente. Per ascoltarlo. Per andare oltre il “distanziamento sociale”.


Maurizio Corte
Agenzia Corte&Media
Brand Journalist Professional Blog

(Photo: thanks to Jacek Dylag, Unsplash)