Turismo ed enogastronomia sono invitati a puntare sulla qualità. E sulla Comunicazione Strategica.

L’impresa turistica e quella del vino e della gastronomia si trovano di fronte alla domanda che il Coronavirus ci ha posto fin dall’inizio: come sarà il nostro futuro?

Dopo l’iniziale preoccupazione, mi sono detto che – pur con grandi sacrifici e molto lavoro – sia il turismo e l’enogastronomia hanno l’occasione per un salto di qualità atteso da tanto tempo.

Il turismo di massa non era più sostenibile. Né più conveniente.

Vivo in centro a Verona ed era diventata insopportabile la pressione e lo stress sulla città e sui suoi abitanti.

Hai voglia ad avere un indotto di centinaia di milioni di euro, se poi la qualità della vita di chi vive la città decade. E se i soldi finiscono nelle mani dei soliti noti.

Turismo e mondo della ristorazione sono così chiamati a innovare, lo vogliano o meno.

Il futuro del turismo e dell’enogastronomia

“Dobbiamo metterci in testa che occorre imparare a convivere con questo virus e lavorare di conseguenza per ripensare anche l’offerta turistica“, ha dichiarato, al Sole 24 Ore, Matteo Caroli, docente di economia e gestione delle imprese all’Università Luiss e responsabile del Master in Tourism Management.

Vediamo, allora, che cosa ha raccolto il Sole 24 Ore nell’articolo intitolato “Il Coronavirus metterà fine al turismo di massa?”.

Ecco le conclusioni a cui arriva il giornale economico sul tema del futuro del turismo italiano:

  • la pandemia da Covid-19 può assestare il colpo finale al turismo di massa;
  • sarà accelerato il processo di trasformazione dell’offerta che era già in atto da tempo;
  • va ripensata, su un nuovo modello, l’offerta turistica;
  • vi è l’occasione per rivedere e riposizionare l’offerta turistica italiana, all’insegna della qualità;
  • vanno garantiti nuovi standard di sicurezza sulle spiagge o nelle località turistiche più frequentate
  • occorre investire sulla qualità delle strutture e dei servizi;
  • è necessario puntare sulla sostenibilità dell’offerta turistica;
  • è importante la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale

Fin qui siamo a livello di strategia. C’è però l’immediato da gestire. A cominciare dalla prossima stagione balneare.

Occorre riportare gli italiani al mare, tenendo conto di alcuni fattori dirimenti:

  • la fruizione in sicurezza dei servizi balneari e di ristorazione, con una sanificazione degli ambienti;
  • la riduzione (al 40%) dei posti in spiaggia, per evitare gli assembramenti e garantire il distanziamento sociale;
  • la minor capacità di spesa dei consumatori italiani, a causa delle crisi aziendali e della minore liquidità delle famiglie

Serviranno tecnologie, mezzi e strutture in grado di gestire le persone in spiaggia, al mare. Ma anche nella ristorazione e negli alberghi.

E’ necessario poterci fidare della salubrità della stanza dove alloggiamo (o dell’appartamento che affittiamo); della cucina dove consumiamo i pasti; e dei luoghi, siano spiaggia o attrazione culturale o naturalistica, dove passiamo il tempo libero.

Per adeguare le strutture ricettive, ricreative e di ristorazione occorrono tanto lavoro e tempo.

Di qui la richiesta, da parte degli operatori del turismo e della ristorazione, di norme chiare e in tempi brevi per potersi adeguare.

E, certo, di risorse sotto forma di contributi e di prestiti, per fare fronte agli investimenti.

 

Turismo: un investimento a lungo termine

La logica entro cui muoversi, va ricordato, è quella dell’investimento pluriennale.

Gli operatori del turismo e dell’enogastronomia sanno che non possono fare i conti fermandosi a un 2020 che segnerà un crollo del reddito nazionale (il Pil).

E’ importante, come in tutte le strategie, ragionare su base pluriennale: almeno tre anni, ma in alcune situazioni anche cinque anni.

“Il turismo in Italia era già in trasformazione”, ha detto al Sole 24 Ore Magda Antonioli,  direttore del Master in Economia del Turismo della Bocconi.

Una trasformazione segnalata dalla domanda in crescita per vacanze nella natura, destinazioni minori e poco affollate.

“Dopo questa vicenda mi aspetto che aumenterà una domanda più attenta a certi valori, culturali e paesaggistici, che riafferma il nostro patrimonio”, osserva Magda Antonioli, insistendo su una delle ricchezze del nostro Paese.

E’ necessario, spiega l’esperta, sfruttare questa occasione per riposizionare alcune località e strutture di un patrimonio ricchissimo che ha però bisogno di essere riqualificato.

Il tutto per allinearsi a criteri internazionali di sostenibilità, etica ed estetica. E per assumere una diversa posizione su nuovi mercati.

Rispetto dell’ambiente, cura delle persone, attenzione al territorio.

Sono queste le direzioni verso cui andare, ci dicono gli esperti interpellati dal Sole 24 Ore.

Cosa possiamo aggiungere a queste direzioni?

Due elementi, direi, su cui avremo modo di tornare:

  • il rispetto dei diritti e delle persone;
  • il ricorso alla Comunicazione Strategica e al Brand Journalism

Lavoratori malpagati, operatori poco qualificati, carenza di rispetto verso i collaboratori, scarsa spinta imprenditoriale verso la qualità.

Il tema dei diritti e del rispetto dei lavoratori del mondo del turismo e della ristorazione non è mai stato tematizzato abbastanza.

Eppure è l’altra faccia della medaglia di un turismo e di un’enogastronomia che l’emergenza Covid-19 ha svalutato. Per sempre.

Occorre un approccio umanistico – attento alla persona e alle sue esigenze – sia nei confronti del cliente, sia nei confronti di chi lavora nel mondo della ristorazione, dell’ospitalità e dell’enogastronomia.

Solo da un approccio “human centered” è possibile aspettarsi una qualità e un cambio di passo, che mirino a conquistare la fiducia e la spesa dei clienti.

Vi è poi il ruolo della Comunicazione Strategica e del Brand Journalism.

Mai come l’emergenza Covid-19 ha messo in evidenza l’importanza di una comunicazione di qualità, con obiettivi precisi e strumenti adeguati.

Il Brand Journalism – il Giornalismo d’Impresa – è poi necessario per raccontare, sulla base della verità sostanziale dei fatti, il turismo e l’enogastronomia.

Mai come oggi è fondamentale far dialogare imprese del turismo (in tutte le sue articolazioni) e dell’enogastronomia con le persone: con i potenziali clienti, con i clienti di ieri da riconquistare e con nuove fette di mercato.

Alla quantità, ci dicono gli esperti del comparto turistico e dell’enogastronomia, occorre sostituire la qualità.

La qualità certo ha un costo, che va riconosciuto e pagato.

E’, del resto, tutta l’economia, in tutte le sue componenti, che va alzata al livello adeguato: dalle pensioni minime agli stipendi, dalla remunerazione delle imprese al guadagno dal lavoro.


Turismo ed enogastronomia: la ripartenza

Per troppi anni si è giocato al ribasso, in nome di presunti risparmi, e in ossequio a una globalizzazione che grazie al Coronavirus ha mostrato limiti e miserie.

Turismo ed enogastronomia possono ripartire, quindi, su queste basi:

  • investimenti pluriennali in salubrità, sicurezza, servizi ai clienti;
  • fine del turismo di massa;
  • scoperta o riscoperta di luoghi, situazioni, ambienti all’insegna del relax e della sostenibilità;
  • qualità dei prodotti offerti;
  • giusta remunerazione del lavoro e delle imprese;
  • comunicazione di qualità

Con Sonia Gastaldi, nell’ambito del blog “Brand Journalist”, puntiamo a sottolineare il ruolo della Comunicazione Strategica e del Brand Journalism.

Senza una comunicazione di qualità, il cambio di passo del turismo e dell’enogastronomia parte con una gamba zoppa.

E rischia di non andare lontano.

Maurizio Corte

email: cortemedia(at)virgilio.it
siti web: Brand Journalist (professional blog) – Agenzia Corte&Media
(photo: thanks to Nemanja O., Unsplash)